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Narrativa e Story-telling in Second Life: CSI New York

25 ottobre 2007 poianone No Comment

Già in passato c’erano stati dei tentativi di connettere televisione e Second Life; dai machinima ispirati a Star Trek, agli annunci di implementare nel metaverso “Il grande fratello”. Oggi, vi propongo un caso che, a mio parere, porta ad una sostanziale evoluzione dell’approccio.

La notizia non è certo nuova, però è decisamente interessante e stimolante. Su molti blog e siti anglofoni (Business Communicators, SLNN, New York Times e un gozzigliardo di altri siti) riportano la news che il 24 ottobre il network CBS ha messo in onda una puntata del popolare serial “CSI: New York“, dove Mac Taylor, il detective interpretato da Gary Sinise, deve risolvere un caso di omicidio… IN SECOND LIFE! Qui riportato trovate il promo della puntata:

A parte il fatto che il passaggio di Second Life in prima serata su un network importante e un serial popolare ne costituisca in parte il suo sdoganamento presso il grande pubblico, da “fenomeno da baraccone” a piattaforma dotata di una sua rilevanza, si potrebbe semplicemente catalogare come semplice trovata degli sceneggiatori. In realtà, la CBS è andata oltre il semplice sfruttamento di SL per realizzare una puntata. Infatti, l’emittente televisivo, appoggiadosi a Cisco, ha realizzato “The CSI: NY Virtual Experience“, un iniziativa fortemente voluta da Anthony Zuiker, produttore esecutivo del serial e ideatore di CSI, che qui vi mostro nella sua performance al Virtual Worlds conference di San Josè (una spiegazione del video e del lancio degli Snickers la trovate qui)

L’isola dove viene ricreata questa “Virtual experience” consiste in una ricreazione virtuale di New York City, liberamente esplorabile e caratterizzata dalla presenza di vari casual games. Il piatto forte però è dato dalla struttura del “gioco investigativo” che viene implementato. Da un lato, una modalità chiamata “Murder by Zuiker”: sono presenti ogni mese dei veri e propri crimini mensili, predisposti da Zuiker stesso, che possono essere risolti scoprendo una serie di indizi disseminati nell’ambiente virtuale. D’altra parte, gli utenti sono chiamati anche a risolvere il caso presentato nella puntata di ottobre di CSI, poichè il finale rimarrà celato fino a febbraio. In questa ricerca, è possibile raccogliendo indizi, interrogare avatar, esplorare la New York virtuale appositamente ricreata e utilizzare anche il laboratorio della scientifica esattamente come nel telefilm. Come descritto da Zuiker in questo filmato:

You can fly around virtual NY City, look for crimes, solve the crimes, go to the lab, be hand on inside the lab and actually go to the Cisco teleconference system to deconstruct and solve every crime of the month. (…) The same lab you see in the TV Show, the same lab you see in the virtual world. Every thing you can do in the first life, you can do in SL too, and you are the CSI in first life and second life

Sarà molto interessante verificare poi l’impatto di questo approccio comunicativo di massa sulla crescita della popolazione di Second Life, che Techcrunch quantifica in almeno un millione di nuovi iscritti.

L’aspetto che mi sorprende maggiormente e che trovo degno di nota è l’utilizzo della narrativa e dello storytelling per coinvolgere l’utenza di SL, da un lato importando il plot del serial televisivo nel metamondo, dall’altro, di attivare un meccanismo di coinvolgimento in-world. Ad esempio, Steve Denning ritiene che in molti aspetti lo storytelling sia un mezzo efficace per promuovere il cambiamento organizzativo, per divulgare e catturare conoscenza tacita, per costruire comunità e per promuovere l’innovazione e lo sviluppo tecnologico. A questo momento, le potenzialità al rigurado di Second Life sono tutt’ora inespresse, e l’approccio proposto da Zuiker si segnala come uno dei primi in tal senso. D’altra parte, anche lo storytelling deve potersi integrare con le caratteristiche del metaverso, piuttosto che porre le basi per ridefinirlo. Insomma, le perplessità espresse in questo post su Second Thoughts hanno indubbiamente una giustificazione: l’esperienza offerta deve poter giustificare il tempo speso e l’impegno richiesto all’utente per stare nel metaverso, altrimenti si rischia di andar ancora incontro ad un fallimento. Quindi, bisognerebbe verificare a monte se lo storytelling sia compatibile con Second Life o Meno, che ne pensate?

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